MONDRAGONE. OPERATORI ECOLOGICI IN CRISI.

Mondragone. Secondo molte testimonianze, gli operatori ecologici dipendenti della società Dhi, ditta che gestisce il servizio rifiuti locale, non sanno proprio più cosa pensare.
Non bastava che – secondo voci cittadine – nonostante alcuni avessero contratto il coronavirus i colleghi hanno continuato a lavorare senza far trasparire preoccupazioni e senza arrecare disagi alla comunità. I dipendenti del cantiere di Mondragone questo mese non hanno ricevuto neanche gli stipendi mensili.
E pensare che, a quanto sembra, gli stessi sono stati attenti alla prevenzione, ovviamente a proprie spese, perché la società da mesi, ormai, non li fornirebbe di mascherine e disinfettanti utili a contrastare la diffusione del contagio da covid 19.
Si vocifera da mesi la mancata disinfettazione degli automezzi per la raccolta dei rifiuti, e che tutto ciò avverrebbe in un silenzio assordante da parte dei sindacati di categoria che non si riesce a comprendere per quale motivo non assumano alcuna iniziativa, ne’ scrivono almeno una riga di comunicato in merito a ciò che sta accadendo.
Difronte ad eventuali casi di coronavirus, andava sottoposto tutto il personale ai doverosi tamponi di controllo, ma alcuna lamentela e’ stata registrata a riguardo e, tutto ciò, è inspiegabile.
Le misure di prevenzione e gli aspetti relativi alla valutazione e gestione dei rischi nell’ambito del settore dello smaltimento rifiuti, meritano una particolare attenzione sia per il potenziale pericolo intrinseco nei rifiuti stessi, che per la diffusione delle attività e degli operatori coinvolt. Le diverse fasi che seguono la produzione del rifiuto (raccolta, gestione e smaltimento) interessano invece un minor numero di individui, cioè gli operatori ecologici, impiegati in ognuna delle tre distinte fasi.
Indipendentemente dalle modalità stabilite per la raccolta (micro-raccolta piuttosto che conferimento in cassonetti), gli operatori ecologici che se no occupano risultano esposti ad una serie di pericoli potenziali che devono essere oggetto della valutazione dei rischi dell’ente erogatore del servizio (generalmente l’azienda incaricata dall’ente locale piuttosto che lo stesso municipio). Per quanto riguarda quindi le misure di prevenzione e protezione, è ancora una volta importante sottolineare come non si possa prescindere da un’adeguata formazione degli operatori, che risulta essere lo strumento prioritario ed essenziale per poter creare una vera e propria cultura della sicurezza; a questa fanno da corredo i dispositivi di protezione collettivi (sistemi di aspirazione e barriere di protezione sugli strumenti) e quelli individuali (Indumenti di protezione, maschere, respiratori, guanti e calzature). Ci auguriamo che chi di dovere risolvi al più presto questa sgradevole situazione. Purtroppo, gli operatori ecologici, sono una categoria bersagliata, la gente spesso ha poca considerazione di loro, eppure anche loro si ritrovano in questo momento a lavorare per il bene comune. Certo, non devono considerarli degli eroi come chi lavora negli ospedali, ma anche loro sono chiamati a lavorare sempre, in qualunque condizione ambientale e atmosferica, con la pioggia, il caldo, il gelo, e vorremmo che almeno fosse salvaguardata per quanto possibile la loro salute
Seguiranno aggiornamenti….

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